Italicum docet

… è di indiscussa notorietà la frase “Il fine giustifica i mezzi”… Ma se il fine implica la necessità di qualcosa, il mezzo che deve portare a questa necessità non può che essere giusta. Altrimenti o non c’è un fine ultimo, oppure il fatto in questione non è di necessità.

[Aforismi]

G.R.

9-05-’15

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Renzium Italicum

Prima Mattarellum, poi porcellum ed infine ora Italicum. E’ questa la cronologia della legge elettorale degli ultimi 20-25 anni. E speriamo che questa volta il governo – che dovrebbe rappresentare la maggioranza del popolo italiano – si sia deciso a fare un sistema elettorale che duri almeno per qualche decennio… Avere un sistema elettorale che duri meno di un decennio non porta sicuramente stabilità al paese. Ma cosa cambia nella sostanza questa legge?! A differenza del Porcellum (il sistema elettorale precedente, ideato da Calderoli e dichiarato anticostituzionale dalla Consulta nel 2013), l’Italicum da il premio di maggioranza del 55% (340 seggi su 630 come per il porcellum) al partito che ottiene la vittoria di maggioranza nelle elezioni. Ma la differenza sta nel fatto che per ottenere questo stesso premio di maggioranza il partito dovrà ottenere il 40% dei consensi di maggioranza degli elettori. Se il partito che vince le elezioni non dovesse arrivare al 40% (per esempio 39,9) di effettuerebbe il ballottaggio, come avviene per l’elezione del sindaco. Lo sbarramento dei piccoli partiti per accedere al parlamento è del 3%. Un altra novità sostanziale – ed è probabilmente quella più importante – è che il voto di preferenza si potrà effettuare sia sulla lista (cosa che avveniva anche prima) ma anche sul candidato. Questo implica (indirettamente) che se in un partito ci fosse un candidato che ottiene più voti di tutti sarebbe per il popolo il leader del partito, in contrasto con le scelte interne del partito, se nel caso volesse votare un proprio candidato come segretario o come leader…

[Considerazioni Attuali]

G.R.

5-5-2015

Le scali mobili

il vento della carezza
muove bandiere immobili della pace
stagnanti in un popolo incatenato dalla legge

un attimo di eternità paralizza
e l’eternità in un attimo deve sorridere
come le infinite stagioni di un prato non sempre fiorito

eterno ritorno
nel mio pensiero di ritrovo
dove non trovo se non memorie indelibili

malinconico di malinconie mancanati
il mio pensiero è chiuso nelle mie memorie
che senza il velar della polvere esso non ha senso

[versi poetici]

G.R.

02-05-2015

La realtà del paradosso

Molti ritengono che i paradossi siano degli stimoli alla riflessione. In realtà il paradosso è una forma di escamotage per scrivere riflessioni; altro non sono che dei  granelli  ineluttabilmente “difettosi” nella forma linguistica e concettuale di questo mondo, che permettono di avere ambizioni riflessive sul pensiero, che quest’ultimo, di per se, è già perfetto. [Aforismi]

G.R.

02-05-2015

Conclusioni di Ecce Homo – F. Nietzsche

Si vuole una formula per una tale destino, che diventa uomo?! E’ nel mio Zarathustra.

– e chi vuol essere un creatore nel bene e nel male, costui deve essere prima un distruttore e spezzare valori. Così il male più alto appartiene alla più alta bontà: ma è quest’ultima che crea?!

Io sono di gran lunga l’uomo più terribile che sia esistito sino ad ora; ciò non esclude che sarò il più benefico. Conosco il piacere di distruggere in una misura conforme alla mia forza di distruzione, – in entrambe le cose ubbidiscono alla mia natura dionisiaca, che non sa separare il fare no dal dire si. Io sono il primo immoralista: con ciò il distruttore par excellence.

Considerazioni su se stesso di Nietzsche – Ecce Homo

Queste due righe sono quelle iniziali del prologo di ‘Ecce Homo’ di F. Nietzsche.

1

In previsione del fatto che fra breve dovrò affrontare l’umanità con l’esigenza più grave che le sia mai stata posta, mi sembra necessario dire chi sono. In fondo è possibile che lo si sappia già: poiché non ho mai mancato di <<dare testimonianza di me>>. Ma la discrepanza tra la grandezza del mio compito che non mi hanno udito o anche soltanto visto. Vivo a mio proprio credito, forse è solo un pregiudizio, che io viva? … Mi basta solo parlare con un qualche <<dotto>> che venga d’estate in alta Engadina per convincermi che non vivo… In queste circostanze c’è un dovere contro il quale, in fondo, la mia abitudine e ancor più l’orgoglio dei miei istinti si rivolta, dire cioè: Ascoltatemi! poiché io sono questo e quest’altro. E sopratutto non confondetemi con altri!

2

Ad esempio, io non sono affatto uno spauracchio, un mostro morale, – io sono addirittura una natura opposta a quella specie d’uomo che fino ad oggi è stata venerata come virtuosa. Detto fra noi, mi sembra che proprio ciò inerisca al mio orgoglio. Sono un discepolo del filosofo Dionisio, preferirei piuttosto essere un satiro che un santo. Ma si legga dunque questo scritto. Forse ce l’ha fatta, forse questo scritto non aveva altro scopo che esprimere questo confronto in modo sereno e filantropico. L’ultima cosa che io prometterei, sarebbe <<correggere>> l’umanità. Non erigerò nuovi idoli;  i vecchi possono cominciare ad imparare cosa comporta avere i piedi d’argilla. Rovesciare gli idoli (il mio termine per <<ideali>> – è questo, piuttosto, che attiene al mio mestiere. La realtà è stata spogliata del suo valore, del suo senso, della sua veracità, nella misura in cui si è inventato un mondo ideale. Il <<mondo reale>> e il <<mondo apparente>> – vedi: il mondo inventato e la realtà… La menzogna dell’ideale è stata fino ad ora la maledizione scagliata contro la realtà, l’umanità stessa è diventata, per suo mezzo, mendace e falsa, giù nei suoi istinti più sotterranei – fino al culto dei valori inversi rispetto a quelli per mezzo dei quali le sarebbe stata garantita la crescita, il futuro, il solenne diritto all’avvenire.