La politica USA di TRUMP: tra muro messicano, dubbi russi ed shoutdown.

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Con l’inizio del 2019 il governo TRUMP supera i 22 giorni di pausa delle attività federali, battendo il vecchio record del 1996 del governo CLINTON.

L’inattività del governo è quello che viene denominato shutdown ovvero chiusura. La causa è il braccio di ferro con i Democratici per i fondi per la costruzione del muro con il Messico.

Questa inattività ha portato a paralizzare l’attività governativa della Nazione nella quale 800 mila lavoratori sono senza stipendio dei quali più della meta costretto a lavorare lo stesso.

Una situazione non rosea per gli STATI UNITI che vedono una caduta di Donald Trump nei sondaggi.

Addirittura la prova più evidente dello shutdown è l’accoglienza che ha riservato il presidente americano ai giocatori di football dei Clemson con il cibo fast food al posto del buffet ma offerto di persona da Trump.

La costruzione del muro con il Messico aveva creato molte perplessità già prima del periodo a cavallo tra la fine del 2018 e il 2019. Il presidente americano aveva annunciato la costruzione (o meglio l’estensione del pezzo già esistente) già nel 2017 appena dopo la vittoria delle elezioni nel novembre del 2016. Qui il paradosso è alquanto palese perché il muro è già parzialmente esistente dalla costruzione del 1994 quando Bill Clinton con il suo partito Democratico ne ordinò la costruzione e fu estesa nel 2006 con l’approvazione del Secure Fence Act, firmato da George W. Bush, e votato anche da 25 senatori democratici, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama.

Probabilmente la voce alta di TRUMP non piace a molti, che sin dall’inizio del suo mandato ha messo in chiaro la sua linea politica affermando un azione per la diminuzione dei migranti dal Messico, l’unico paese (oltre al blindato Canada) che porta persone clandestine di tutte le etnie e di tutte le nazionalità del mondo che incentiva inevitabilmente anche il Terrorismo, un tema che sta a cuore all’attuale presidente e magnate americano.

Non è un caso che un altro punto sulla questione di dibattito politico dei Repubblicani è l’ingresso delle persone dai paesi islamici: Iran, Iraq, Iran, Yemen, Siria, Somalia, Sudan e Libia. L’obiettivo è quello di  generale controllo più severo dei permessi di soggiorno, test più restrittivi sui candidati alla permanenza negli Stati Uniti e la chiusura dei programmi di accoglienza per i rifugiati. In sintesi Trump limiterebbe la quota a 50mila (rispetto a 110mila di Obama) stando a quanto rivelerebbe il Wall Street Journal.

La barriera è fatta di lamiera metallica sagomata, alta dai due ai quattro metri, e si snoda per chilometri lungo la frontiera tra Tijuana e San Diego. Il muro è dotato di illuminazione ad altissima intensità, di una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, connessi via radio alla polizia di frontiera statunitense, oltre ad un sistema di vigilanza permanente effettuato con veicoli ed elicotteri armati. Altri tratti di barriera si trovano in Arizona, Nuovo Messico e Texas.

Nelle ultime ore Trump ha richiamato i democratici: “Tornino a Washington a lavorare per mettere fine alla terribile crisi umanitaria al confine con il Messico”. “Io sono alla Casa Bianca, i democratici sono in giro, anche e vedere musical”. Trump si riferisce direttamente alla speaker Nancy Pelosi, che si trova a Puerto Rico dove va in scena la prima del popolare musical ‘Hamilton’. ‘Servirebbero quindici minuti per un accordo sul muro se “i democratici si sedessero al tavolo” a trattare.

Come se non bastasse gli ultimi timori messicani per Donald Trump arrivano da Julian Castro (messicano di origine ma americanissimo essendo nato in texas) che si è candidato come presidente degli Stati Uniti. Il 44enne texano fa parte del partito democratico e può essere una spina nel fianco per le future ricandidature per le elezioni di presidenza.

«Quando mia nonna è arrivata qui, circa cento anni fa, sono sicuro che non avrebbe mai potuto neanche immaginare che, soltanto due generazioni più tardi, uno dei suoi nipoti avrebbe servito il proprio Paese come membro del Congresso degli Stati Uniti mentre assieme a tutti quanti voi pronunciava queste parole: “sono candidato come presidente degli Stati Uniti d’America!».

Dichiarazione che fa presagire quanto meno un briciolo di possibilità alla presidenza sebbene lo scenario è tutto da definire

 

I problemi non finiscono qui per Trump, che vede arrivarsi di continuo polemiche e accuse sulle questioni delle (ipotetiche) “amicizie” con i russi. Il Presidente americano ha dovuto smentire persino alle accuse del vecchio direttore del FBI James Comey, secondo le quali TRUMP avrebbe lavorato per la Russia persino come agente segreto. Una accusa pesantissima che rasenta persino l’inverosimile tant’è che lo stesso TRUMP ha dichiarato che si tratta di accuse senza recedenti che lo hanno costretto a licenziare Comey ed a nominare un nuovo direttore nel maggio del 2017. Le argomentazioni dell’accusa del vecchio direttore dell’FBI erano ignote fino ad oggi.

Trump avrebbe licenziato Comey per nascondere le conversazioni private avvenute con il presidente russo Vladimir Putin sulle interferenze di una leggittima elezione conclusasi con il successo nel novembre del 2016. Secondo Rudolph Giuliani, avvocato di Trump, se in tutti questi mesi non è uscito niente significa che l’FBI non ha scoperto nulla di compromettente.

Rigurado le politiche estere gli Stati uniti d’America si preparano ad una “guerra fredda” contro la Cina e (probabilmente) contro la Russia riguardo le rotte commerciali e marittime nell’artico. Infatti il riscaldamento globale ha portato lo scioglimento dei ghiacciai che ha permesso e permetterà di navigare su rotte che in precedenza erano completamente impossibili da percorrere. La Cina che si è dichiarata “potenza quasi artica” e creerà una “Via della seta polare” e permetterà alla sua flotta di operare liberamente nella regione. La Russia invece, per motivi sopratutto geografici è sempre stata interessata alle rotte marine artiche oltre all’interesse di mantenere le basi militari. Sicuramente nella guerra fredda la Cina è la Nazione più coinvolta con gli Stati Uniti sopratutto per altre questioni ben note come i dazi sul commercio e l’azienda HUAWEI, una dei maggiori produttori di Smartphone al mondo.

Sui dazi la questione è stata molta tesa nel 2018 ma in questi primi giorni del 2019 si è avuto uno spiraglio di pace grazie anche all’incontro del 1° Dicembre 2018 tra Donald Trump e Xi Jinping, a margine del G20 di Buenos Aires. Tramite una telefonata tra il vicepremier cinese Liu, il segretario Usa al Tesoro e il rappresentante del commercio americano Robert Lighthizer, la Cina ha annunciato che ridurrà i dazi sulle auto americane importate dal 40% al 15%. Un passo da gigante se si pensa alle tensioni del 2018 che ha scatenato ripercussioni anche sull’economia e sui mercati europei tanto che il 25 luglio 2018 si è tenuto un incontro tra Donald Trump e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per la tregua alla guerra sui dazi.

La politica degli U.S.A. è nota a tutti già dalle elezioni del 2016 quando TRUMP propagandò l’AMERICAN FIRST ovvero l’azione governativa di dare priorità ai prodotti americani facendo pagare così dazi sui prodotti in importazione dall’estero. Nel Marzo 2018 il Presidente Americano firmò una legge con la quale istituì dei dazi sull’importazione di alcuni materiali come l’alluminio e l’acciaio.

L’ultima notizia che ci giunge dal continente americano è che TRUMP ha rafforzato lo scudo anti-missili per proteggere la propria nazione da possibili attacchi dei nemici. Anche se al momento non c’è alcuna decisione concreta il presidente americano ha tenuto a precisare che si sarebbero i presupposti per avviare un azione del genere.

Per concludere, oltre al blocco delle attività federali, giudice federale della California ha bloccato almeno temporaneamente l’entrata in vigore delle nuovo norme volute dal presidente americano Donald Trump in base alle quali i datori di lavoro possono decidere di non offrire gratuitamente alle donne anticoncezionali. La norma sarebbe dovuta entrare in vigore lunedì in 13 Stati e a Washington.